Con buona pace di Antonio Di Pietro, era invece ben comprensibile, a quel tempo, la titubanza del Partito Democratico sui referendum: la sfida era “mortale”: non si fosse raggiunto il quorum, Berlusconi si sarebbe incoronato “Imperatore” ad vitam. Si è vinto, invece, per fortuna, ma mi parrebbe evidente che, insieme ai grandi meriti dei “referendari” (che vanno ben al di là della cerchia del leader dell’Italia dei valori: basti pensare all’enorme lavoro fatto dalle “rete”, in questi mesi) vanno considerati gli errori enormi compiuti da un “premier” che appare sempre più in “stato confusionale”, mai contrastato dai “ruffiani” che lo circondano, pur perfettamente consapevoli (non sono stupidi) della situazione, ma che gli restano attaccati per evidenti ragioni. I goffi, ripetuti tentativi governativi di boicottare la consultazione hanno indubbiamente dato la spinta finale a un movimento che, certo, era già vivace per sé. Ha così votato una quantità smisurata di elettori. L’analisi di tale risultato andrà fatta con calma, evidentemente. Credo però di poter affermare questo: si è sicuramente espressa, innanzitutto, gente decisamente convinta della bontà delle ragioni che suggerivano l’abrogazione di quelle norme, e che dunque ha badato al “contenuto” specifico dei quesiti. Se però tali norme sono state spazzate via tutte, nell’intero paese, sostanzialmente con le stesse percentuali, v’è stato allora un voto che esprimeva anche un giudizio che andava oltre il merito delle singole domande. Io stesso ho messo la croce su quattro SI’ quasi “a prescindere”, pur avendo, cioè, un pizzico di perplessità, per esempio, sul secondo quesito riguardante l’acqua, e pur considerando che la questione “nucleare” meriterà ulteriori approfondimenti anche da parte di chi è (io lo sono, ovviamente) per l’”energia pulita”. L’intero popolo di centrosinistra, intendo dire, ha espresso, in qualche misura, un voto “politico”: contro Berlusconi, il suo governo, la sua maggioranza. Ma si sono recati alle urne, ci raccontano, anche molti elettori di centrodestra. Quelli che si sono fatti sopraffare, ci dicono gli esegeti del pensiero berlusconiano che scrivono sui giornali di famiglia, dall’emotività, ben indotta dalla propaganda (per definizione “demagogica”) dei referendari. E’ vero. Ma è altrettanto vero un dato, in qualche misura, sconvolgente: è persin banale affermare che se c’era una domanda precisa contro l’attuale capo del governo (oltre, indirettamente, a quella che riguardava il “nucleare”, per le ragioni che sappiamo) era quella sul legittimo impedimento: che ha raccolto la miseria del 4,85% di No. L’analisi sarà allora forse affrettata, ma una valutazione è ovvia: anche quasi tutti gli elettori di PdL e Lega che si sono recati ai seggi si sono espressi in maniera consapevole avverso Silvio Berlusconi. Non sono passati in massa, naturalmente, al centrosinistra (… non ancora?), ma evidentemente si sentono piuttosto a disagio, oggi, in questo centrodestra, e chiedono cambiamenti. Ecco allora che fa bene, anzi benissimo, il PD, caro Di Pietro, a chiedere con forza le dimissioni da capo del governo (… se non ora, quando?), fermo restando che in un paese “normale” non ci sarebbe bisogno di farlo, perché l’interessato capirebbe subito e …fuggirebbe.
Detto ciò, è realistico, invece, pensare che costui non se ne andrà mai per sua volontà, né, tantomeno, i suoi “pretoriani” proveranno a convincerlo. L’incognita è la Lega di quel Bossi che pare però anch’esso “spompato”, e del quale, comunque, non ci si può né ci si deve fidare. Certo che se però, in tale situazione, come pur si legge oggi stesso sui giornali, i berlusconiani, falchi e meno falchi, pensassero davvero di far finta di nulla, e di proseguire per esempio sulla strada della proposizione, in tema di “giustizia”, di ulteriori norme più o meno “ad Silvium”, compresa quella sulle intercettazioni, e di riforme in materia che siano contro la magistratura, sarà indispensabile una qualche nuova, ma rigorosamente democratica, “marcia su Roma”.
VINCENZO ORTOLINA
Carugate, 14 giugno 2011
Archivio per giugno 2011
Ad Silvium
giugno 14, 2011Referendum
giugno 7, 2011Il moderatismo politico d’impronta ciellina che distingue “Avvenire” ha spinto il giornale a pubblicare un pezzo di Sergio Soave sulla questione referendum, la cui conclusione sostanziale è: “non andiamo a votare”. Precisamente la linea, guarda caso, di Roberto Formigoni, diversa da quella di un’altra parte importante di mondo cattolico, che invece spinge per non disertare le urne (e per esprimersi, prevalentemente, per il SI’). La motivazione dell’editorialista (che poi è quella classica del centrodestra, per l’occasione) è che su materie così complesse e controverse, il nucleare in particolare, è bene che sia il Parlamento a decidere, perchè una scelta “emotiva” è sbagliata. Ovviamente v’è un parte di verità, in tale affermazione, la quale sottovaluta però il fatto che le “emozioni” sono anche un valore, nella vita, e che, via!, c’è pure una quantità significativa di elettori che è ben informata (nonostante i tentativi dei “media” governativi di mettere il silenziatore alla vicenda), e voterà con piena cognizione di causa. Ciò che tuttavia meno convince, nelle affermazioni di Soave, è l’ improvviso, diciamo così, tentativo di rivalutare il ruolo di un Parlamento che, soprattutto per responsabilità di Berlusconi, oltre ad essersi trasformato in una congrega di semplici “nominati”, e non di “eletti”, giusto sui temi più significativi per il paese funziona da semplice camera di registrazione di “voti di fiducia” (che impediscono ogni serio dibattito) al governo del “Capo” e della sua maggioranza, quali che siano gli argomenti sul tappeto. Ma c’è di più: l’invito del presidente della Regione Lombardia, oltre a tutto opposto a quello del Capo dello Stato, ha anche, evidentemente, una connotazione “politica”, pur se molti si affannano, non solo a destra, a dichiarare che di mezzo c’è soltanto il “merito” dei quesiti, non altro. se passano i referendum su acqua e nucleare, tanto più dopo i goffi tentativi del governo di bloccarli, e se passasse persino quello, ben noto, che attiene come sappiamo a questioni del primo ministro in particolare (e che era il vero obiettivo dei tentativi ostruzionistici), la fine di Silvio sarebbe ovviamente accelerata.
VINCENZO ORTOLINA
IL GIORNO, Pisapia e Tabacci
giugno 7, 2011Non me ne voglia, il “Giorno”, ma io ho qualche volta l’impressione che talune delle lettere dei lettori, il cui contenuto risulta perfettamente funzionale alla linea “politica” di questo giornale, siano “costruite” in redazione. Quella di oggi, che attacca sguaiatamente i democristiani in generale, e Bruno Tabacci in particolare perchè accetterebbe di collaborare con Pisapia, è, in ogni caso, emblematica. Premetto che l’estensore farebbe bene ad essere “educato”, innanzitutto, all’idea che, in realtà, i democristiani, di destra, di sinistra, o di centro, come anche i “comunisti”, hanno rappresentato mediamente, pur tra mille errori, una classe politico-amministrativa di alto livello rispettoa quella della “seconda repubblica”, e aggiungo che è evidente, nel caso, che un’ipotesi simile, la quale rompe gli schemi più classici (quello del “diavolo” opposto all’ “acqua santa”) è indigeribile a destra, o perlomeno a una certa destra. Eppure, se si realizza, è una prospettiva di grande interesse, per Milano e non solo.
VINCENZO ORTOLINA
CARISMATICO
giugno 5, 2011CARISMATICO
La domanda è: ma un partito costruito sul solo “carisma” del capo può sopportare che a capo del partito (è non è uno scioglilingua) venga posto qualcuno che non sia “quel” capo? Evidentemente no, ed è dunque ovvio che la prospettata soluzione di Alfano quale segretario del PdL è, sostanzialmente, fasulla. Non per nulla, da quelle stesse parti, ci si è subito affrettati a dichiarare che, a fianco del citato neosegretario, resteranno i tre attuali coordinatori nazionali, compreso, detto per inciso, quel Verdini che nessuno è in grado di rimuovere (ma se ne capiscono le ragioni), nonostante le vicende diciamo “paragiudiziarie” che lo coinvolgono. Parlano anche di “primarie”, nel partito di Berlusconi, ma, in proposito, credo non abbiano capito bene di che si tratta. Curiosa, poi, la reticenza sul nome di chi dovrebbe sostituire l’attuale ministro della giustizia, al governo: immagino che i candidabili siano terrorizzati o quasi all’idea di dover subire ulteriori “diktat” del capo supremo in tema di leggi “ad personam”. Il “premier” ha subito, fortunatamente, una sconfitta clamorosa alle ultime elezioni amministrative, nelle quali, a Milano in particolare, si era impegnato in prima persona, politicizzando in modo estremo la contesa. Proviamo allora a dargli la botta definitiva (o quasi) ai referendum di domenica prossima, Corte costituzionale, cui spetta dunque l’ultima parola su quello che attiene al “nucleare”, permettendo. Vecchio democristiano milanese, io mi sono goduto, lo scorso lunedì pomeriggio, la festa per Giuliano Pisapia, che conosco da anni: una persona squisita, moderata: un signore! Al cui confronto tutti i protagonisti del centrodestra coinvolti nella contesa sono apparsi degli “estremisti”. Alla festa citata mi sono fatto peraltro una convinzione: il nuovo Sindaco ha vinto per l’indubbio, convinto sostegno dei “democratici” del PD, e dei partiti alla sua sinistra, ma “anche” (non sto “veltronizzando”) perché ha rappresentato un’idea di novità, in politica, che ha affascinato una larga fetta di giovani e di società civile. Parlo del fenomeno “arancione”, per intenderci, e cose simili. Un fenomeno che si è registrato, pur in condizioni diverse, anche a Napoli, con De Magistris. Ecco allora che, a riguardo della problematica sulle alleanze del centrosinistra, se è necessaria una forte attenzione al “centro”, al terzo polo (che in verità ha ottenuto un risultato deludente, a Milano, in un situazione –pur vista dopo- piuttosto favorevole), non si potrà non tenere conto anche dei sopra citati nuovi “fermenti”, che si sono registrati sia al Nord che al Sud. Le elezioni amministrative hanno dunque dato una botta clamorosa al “signore” di Arcore e ai suoi “lacchè”, quelli con i fazzoletti verdi compresi, e sarebbe auspicabile che la situazione si ripetesse con i referendum della prossima settimana. Al cui riguardo è dunque ovvia l’importanza dei singoli quesiti, ma anche la loro complessiva valenza “politica”. Comunque vada a finire, in ogni caso, la vicenda referendaria, sappiamo tutti che il padre-padrone del “Partito della Libertà” non mollerà mai (a meno che il Bossi di “Roma ladrona” non abbia, finalmente, un sussulto di dignità, e lo costringa). Così, Berlusconi occuperà tutti i TG, dopo il 13 giugno, per parlarci di “riforme”. Si troverà un poco in difficoltà, in verità, a trattare quella della giustizia, dopo le sceneggiate di Milano non andate a buon fine, ma ci riproverà, e cercherà poi di suggestionarci, Tremonti permettendo, con la riforma fiscale, ignorando però il problema dell’evasione, e con le riforme “istituzionali”. A riguardo del “fisco”, temo che userà, irresponsabilmente, lo stile di Letizia Moratti, la quale, a pochi giorni dal voto, è noto, ha garantito la cancellazione sia delle multe arretrate sia dell’ecopass. Certo, il fatto che le sia andata male, dovrebbe far riflettere gli illusionisti del centrodestra, ma tant’è. Quanto alla riforma istituzionale, lo voglio vedere, però, il capo del governo che convince i “suoi” della necessità di ridurre drasticamente il numero dei parlamentari, di superare il “bicameralismo perfetto”, di introdurre rigide regole sulle incompatibilità (… che, per esempio, impediscano a un capo del governo di candidarsi, truffando gli elettori, a un consiglio comunale?), eccetera. In tale situazione, sarà allora opportuno che sia l’opposizione, e il PD in particolare, a brandire la bandiera delle “riforme”, lanciando magari, come avvio, lo slogan: “Ridurre i costi della politica e consentire agli elettori di scegliere i membri del Parlamento”. Il successo, se allo slogan seguiranno proposte concrete, è assicurato.
VINCENZO ORTOLINA
Giugno 2011