Arri…Natale

gennaio 3, 2017

Rime …carugatesi…
(Reminiscenza Natale 2014)

“Natàl l’è pasà,
èm tantu magnà,
i parént èm truà,
a Mèssa sèm andà,
sèm dunque a post
cun tüti i nost
e cunt al prevost:
sèm no grass de rost.
Ta se minga “paulót”?
dabùn, fa nagótt:
al dì da Natàl
l’è festa universal.
Adèss al fioca,
o porca l’oca.
Gh’è giù la nef,
ca sa mangia e sa bef.
Ripósum un po’,
un quei dì amo’.
Ma al prosim trentün
ga n’è per nisün:
d’ogni stagiún,
tücc al vegliún”.

(By Vincent)

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Primo dell’anno.

gennaio 3, 2017

Primo dell’anno,
terroristic’affanno.
Il dì della ‘pace’!:
frase mendace?

Questo è il mondo,
poco giocondo.
Adesso, ieri:
non se siam fieri.

Guerre mondiali
avemmo a quintali.
Ora, il nemico,
non qual l’antico:

ei si nasconde:
difficile, donde.
Come uscirne?
Difficile dirne.

Forse capire,
è mio sentire,
che su sta terra,
la nostra ‘serra’,

umana famiglia,
oh!, maraviglia,
e’ solo “una”,
sotto la luna.

Natale

gennaio 3, 2017

La notte di Natale
ha un fascino speciale,
mi pare, ad ogni età,
in questa realtà.
Quand’eravam fanciulli,
pochissimi trastulli,
l’aspettavam ansiosi,
un poco dubitosi.
“L’e’ il Gesù bambino
che porta il regalino.
Oppur, il vecchio “Babbo”,
l’uom davvero saggio.
Arance e mandarini,
modesti, assai, giochini,
quest’era il patrimonio
d’ogni pover dimonio.
Siam ora diventati
un po’ sofisticati,
e i nostri figlioletti
son ora un po’ interdetti
dai pacchi colorati
che, forse esagerati,
riempiono il tinello,
o questo spazio, o quello.
Insomma, e’ la morale,
ben venga il Natale,
ma non sia catechismo
Il solo consumismo.
Amen
(By Vincent)

Anno nuovo

gennaio 3, 2017

 

L’anno vecchio se ne va, chissà dove, chi lo sa.
E arriva quello nuovo, che se n’ esce dal suo covo.
Che ci porta lo sapremo proprio quando lo vivremo.
Noi si spera gioia a tutti, grandi e grossi, belli e brutti.
Meglio forse solo a i buoni, sennò girano i… maroni.

Milano

dicembre 8, 2015

Ex sindaco di discretamente lungo corso, pur se di un paesotto, è mia opinione che, terminato il mandato, è meglio che gli “ex” facciano, appunto, gli “ex”, e lascino spazio ad altri. Definitivamente. Sono però parimenti convinto che si tratta di una questione di “opportunità”, da non “codificare” in assoluto. Perché le situazioni sono diverse, qui e là, e ognuna esige una soluzione peculiare.
Resto favorevole alle primarie, da intendere però in senso non “dogmatico”: vi possono essere cioè casi in cui appare inopportuno sottoporre un candidato, se di forte caratura, e di evidente, grande popolarità e consenso interno, allo stress di seggi “preventivi”.
Più nel concreto, con riferimento alle fibrillazioni in atto nel Pd in vista delle amministrative 2016, intendo dire che, quanto a Bassolino, premesso che non conosco da vicino la situazione di Napoli, nel confermare, per le ragioni dette, una certa perplessità sulla sua autocandidatura, ritengo che un’eventuale norma generale che impedisca agli ex sindaci, appunto, di partecipare alle primarie, apparirebbe, a questa data, quale una norma “contra personam”, dunque scorretta.
Le prossime elezioni comunali, è evidente, saranno non poco condizionate da fatti politici “esterni”. In primis, la questione immigrazione, che la destra, una destra che Arcore non riuscirà certo a moderare, legherà con crescente spregiudicatezza al terrorismo. Cinquestelle, per parte sua, intorbidirà ulteriormente le acque mescolando populismo di destra e di sinistra.
Per il Pd, e per Renzi, i rischi sono dunque molti.
Fatto l’accenno a Napoli, tra le altre città al voto è ovvio che Roma e Milano sono le più emblematiche. Ma anche qui il Pd è in ambasce sul “da farsi”. In argomento io considero questo: nella capitale, dopo le note, sconfortanti vicende (che hanno peraltro responsabilità plurime), il partito dovrebbe essere capace di scovare, senza primarie, una personalità fortissima, un poco esterna, che rappresenti il tentativo di avviare una, sperabilmente non lunga, fase di transizione dal “vecchio” sistema a uno nuovo. Un traghettamento che segni dunque una fase di discontinuità, e che veda lo stesso Pd un pizzico defilato, mi verrebbe da dire, immaginando che c’intendiamo in qual senso.
Per Milano, il quadro è diverso. Qui c’è bisogno, al contrario, di marcare una certa, significativa continuità con l’esperienza positiva di Pisapia. Quassù, comunque sia, le primarie hanno senso, considerando le possibili diverse candidature. Tra queste, quella di Giuseppe Sala? Certo, il nome è interessante per le ragioni che sappiamo, e a taluno non spiacerebbe addirittura vederlo quale candidato unico senza preventive consultazioni di sorta. Perché è un nome, dicono, che, diversamente da altri, potrebbe tra l’altro attrarre voti “moderati”. C’è però una valutazione seria da fare, a me sembra. Una scelta, quassù, poco segnata “politicamente” (ma il mio riferimento è a una politica in ogni caso aperta al ‘sociale’ e alla città, non circoscritta ai militanti) e simboleggiata dalla figura di un candidato visto essenzialmente quale “manager” (pur bravo), non finirebbe col suggerire in qualche modo l’equazione, letta in senso negativo, “Milano come Roma”? Dunque, due situazioni “eccezionali” nelle due città principali, meritevoli entrambi di una soluzione “eccezionale”. Ma questo, a ben pensarci, farebbe davvero l’interesse del Partito democratico? “A breve”, forse, ma dopo?

Le Pen

dicembre 8, 2015

La destra vince perché dà l’impressione di essere il rifugio giusto dalla paura del terrorismo, dell’immigrazione, del mondo globale.
C’est simple.

Dopo di che, le sue capacità reali di far fronte nel concreto a questi “problemi” sono tutte da dimostrare, fermo restando che, poiché i “modi” non sono indifferenti (perlomeno a me, a noi), forse sarebbe bene che questa stessa destra non venisse….messa alla prova.

Donald Trump

dicembre 8, 2015

Dopo lo stop all’ingresso dei musulmani, il candidato repubblicano alla presidenza Usa, Donald Trump, vuol chiedere a Bill Gates che venga impedito l’utilizzo di internet in certe zone.
Pare che voglia altresì chiedere al Padreterno di ripristinare, nel cosmo, il sistema tolemaico, facendo sì che il sole torni (finalmente) a girare intorno alla terra.

In realtà, mi sa che punta soprattutto a vincere il premio internazionale “Trump..ett (trombetta) of the year”.

USA e armi private

dicembre 8, 2015

Usa e le armi “private”.
“Dite se non è una legge folle quella che sancisce una specie di inviolabile libertà individuale, senza controlli. All’indomani della strage di bambini nella scuola elementare di Newton nel dicembre 2022 (27 uccisi), fu proposto un emendamento per imporre almeno una visura sui precedenti penali o mentali degli acquirenti. Obama lo appoggiò fortemente, ma il disegno di legge fu bocciato, vergognosamente, dal Senato, e naufragó. I commentatori segnalarono allora che più dell’idea di libertà e di sicurezza contava la potenza delle lobby delle armi…
E da noi, dove serpeggia a volte una voglia di armi in casa (per difesa, si capisce). la ricorrente tragedia americana può insegnare che la sicurezza sociale ne viene globalmente più minacciata che favorita”.
(Giuseppe Anzani, su Avvenire).

Scisma

settembre 2, 2015

La sensazione e’ che, in conseguenza dello scoppio della questione “profughi”, sia in atto una sorta di scisma “strisciante” tra la Chiesa di cui Salvini si sente in ogni caso devoto fedele e quella di Papa Francesco. Del resto, un esponente non di infimo livello della Lega Nord ha pubblicamente dichiarato, nei giorni scorsi, di non riconoscersi, da cattolico, nell’attuale “vescovo di Roma”. Il problema, mi pare, e’ che ai buoni cristiani “padani” piace, evidentemente, una Chiesa che sia innanzitutto, in qualche misura, in sintonia con la loro idea di ‘Dio, Patria e Famiglia’. Questo era in verità lo slogan in voga ai tempi del “fascio”, lo sappiamo, ma non è facile negare il fatto che i “leghisti” l’hanno, in un certo qual senso, fatto proprio. Certo, aggiornandolo: nel senso, cioè, che va bene pure se la “famiglia” non è soltanto la prima, ma anche, magari, la seconda, e così via. E che la “patria” e’ importante che sia, se non quella del proprio cortile o poco più, una patria molto “locale”. Quella dell’identità padana. Quanto a Dio, qui non c’è, invece, un aggiornamento, ahimé. C’è, anzi, una sorta di regressione: va bene, cioè, il Dio dell’Antico Testamento, quello che ha scelto ed “eletto” un popolo preciso, separandolo dagli altri, e che per difenderlo ha usato tutti i mezzi, compreso anche (ma questa e’ ovviamente una lettura letterale e quindi impropria della Bibbia) il massacro dei suoi “nemici”. E pare che gli immigrati, i profughi, siano i nemici di oggi. Quelli che vengono, al minimo, per portarci via “la roba”. Poco importa se, a proposito di religione ebraico-cristiana, dopo l’Antico e’ stato scritto, in verità, il “Nuovo” Testamento, che narra di tal Gesù Cristo, il quale, a compimento dello stesso
Testamento Antico, e’ venuto a dirci, secondo la Rivelazione, che Dio ha una volontà di salvezza universale, riferita cioè a tutti i popoli, non soltanto a quello “eletto”.
Dunque, Salvini & C. disprezzano quella Chiesa -ottimamente rappresentata, oggi, da Papa Bergoglio- che dice di accogliere questo messaggio “universale”, e si appellano invece a un’altra Chiesa, quella, pur esistente, che ha tuttora bene in mente, innanzitutto, quali sono gli amici e quali i “nemici”, e che è dunque piuttosto disorientata nel registrare le aperture sul tema dell’attuale “romano pontefice”. Il quale “disturba”, magari, anche per certi suoi atteggiamenti anticonformisti, impensabili per chi ha tuttora in mente il sacro “Sommo pontefice”, appunto, portato in giro, sulla “sedia gestatoria”, da un nugolo di maschi nerboruti con indosso un costume sfarzoso. In questo senso mi vien da parlare, allora, di “scisma strisciante” in atto, tanto più considerando l’importanza della questione in gioco.
Dopo di che, passando alla politica, e’ pacifico che la questione sbarchi e’ molto seria e fa, in una certa misura, paura a tutti. Non solo ai verdi padani, che ragionano quasi solo di pancia, ma anche a non pochi, più raffinati e razionali, “buonisti”. E che perciò è indispensabile e urgente una soluzione, che non può che essere decisa se non a livello di istituzioni europee. O, addirittura, mondiali. Adesso lo chiedono gli stessi “lumbard”, che pur hanno sempre avuto in uggia le organizzazioni sovranazionali. La domanda, a questo punto, è, però: dopo aver fomentato le paure parlando alla pancia della gente, il signor Salvini, il quale vuole vincere le elezioni mandando a casa Renzi, e’ in grado di fare una proposta vera, realistica, concretizzabile a breve, per fronteggiare la situazione? Una proposta da vero uomo, se non di Stato, di governo? Perché, e’ ovvio, lo “aiutiamoli a casa loro” non significa nulla, in questo momento. Perché il costruire duemila chilometri di mura all’ungherese attorno alle coste non e’ … sopportabile. Perché, infine, canoneggiare i barconi carichi di migranti non lo
lo consentirebbe, detto al “cristiano”, neppure il Dio del Vecchio (o Antico) Testamento, se minimamente attualizzato. Oddio (a proposito..)! Va da sè che se il Salvini trovasse davvero la soluzione migliore al problema, grave ed estremamente complesso, potrei pensare, per una volta almeno, di votarlo io stesso.
Ma sto scherzando. Perché… il soggetto lo conosciamo bene, ormai.

Senatus populusque romanus

agosto 25, 2015

Non mi piacciono gli atteggiamenti idolatrici nei confronti di Matteo Renzi, che pure ho votato, alle primarie, dopo aver scelto Bersani, la volta prima, essendomi via via convinto che, dopo il “flop”, per il PD, delle ultime politiche, fosse assolutamente necessario uno “scossone”. Del “premier”, il cui stesso doppio ruolo mi suscita perplessità, non condivido taluni atteggiamenti un poco “guasconeschi”, o, se vogliamo, da toscanaccio, e sono per un partito in qualche misura “plurale”, o comunque piuttosto inclusivo che non escludente. Sono stato abituato del resto, io, che sono di “quei tempi”, i tempi della DC moroteo-zaccagniniana e, al nord, marcorian-granelliana (mi riferisco a Giovanni Marcora e a Luigi Granelli, noti, splendidi esponenti della sinistra DC milanese), all’idea che la politica fosse anche, se non soprattutto, “mediazione”. Pur se, certo, una mediazione che fosse tale da non impedire, alla fine, il momento della “decisione”. Capisco allora talune impazienze, anche se non ne giustifico le intemperanze, della “minoranza” del partito. Della quale, pur venendo io stesso da quella parte, in qualche misura,
non condivido però affatto, con riferimento alle vicende ultimissime (ed è queste il tema che voglio qui trattare), la programmata guerra “contro” la riforma costituzionale del Senato. C’est à dire: io sono personalmente convinto, e da tempo, che va superato il “bicameralismo perfetto”, previsto dai ‘Costituenti’, pur tra contrasti interni, nei tempi dell’immediato ‘post-fascismo’.
Va da sé che, tutt’oggi, emeriti costituzionalisti, quelli che confortano, mi pare, gli stessi, citati dissidenti Pd, vengono ad illustrarci con dotte esposizioni il “vulnus” che la riforma in questione produrrebbe nel sistema politico-istituzionale. Io sono invece del tutto persuaso che:
– l’attuale “bicameralismo perfetto” (ribadisco) non ha più senso. E non soltanto perché la società del duemila, in continua evoluzione, ha bisogno di decisioni celeri, anche sul piano istituzionale;
– se questo sistema va cambiato, lo si deve fare seriamente, non per finta. L’impressione, allora, è che mentre la proposta Renzi è, in qualche misura, davvero rivoluzionaria, quella dei “contrari”, quella dei cinquecentomila emendamenti, punta in realtà a mantenere sostanzialmente ed “interessatamente” lo “status quo”, pur ovviamente ridipengendolo con colori diversi. Uno status quo che, dunque, piace a moltissimi oppositori di Renzi, di destra, di sinistra, di centro.
Voglio dire: “rivoluzionario” è davvero prevedere, innanzitutto, un Senato ridotto da 325 a 95 membri (più alcune “eccellenze”), eletti in secondo grado (e che pertanto hanno comunque avuto una precedente sanzione “popolare”), e che dunque non “costeranno”, oltretutto, alcunché, al “sistema”, se non l’indennità dell’istituzione d’origine, già da sempre… prevista a bilancio, ovviamente. Il nuovo Senato sarà, pertanto, in qualche misura, “gratis” (e spero che ci capiamo, in argomento), fatto non del i tutto secondario (detto da uno che san ben distinguere la differenza tra costi “della politica” e costi della “democrazia”), di questi tempi.
Dopo di che, io non voglio entrare nella “discussion” sulle modalità di elezione del nuovo Senato, se non per dire che personalmente trovo insopportabili i proclami sull’assoluta esigenza (non difficile da sostenere, con un pizzico di demagogia) dell’elezione “diretta”, che in realtà tende a mantenere un bicameralismo non troppo dissimile dall’attuale, pur se con un numero ridotto di componenti dell’assemblea. E m’inibisco, qui, dal commentare la storia degli “sfaceli” dell’esperienza italiana sul sistema delle “preferenze”, così invocato dagli “oppositors”. Il Senato “delle autonomie”, in realtà, ha da essere un’altra cosa, rispetto a ciò che è oggi la seconda Camera, e pertanto diventa problematico confrontarsi sulle “competenze” con chi vuole, alla fine, riconfermare invece sostanzialmente o quasi il suo ruolo attuale. No: il Senato non ha da essere una sorta di “bis”, pur abbellito, della Camera. Anche se, certo, personalmente non ignoro il problema della necessità di coordinare razionalmente, diciamo così, il sistema elettorale dell’una e dell’altra istituzione. Bene, dunque (bene! ribadisco) che il nuovo Senato rappresenti le “autonomie locali”, e che sia allora composto (non ho approfondito nei dettagli il relativo “meccanismo”, rispetto al quale, ovviamente, le discussioni potrebbero essere infinite) da consiglieri regionali e da sindaci. E che si proponga l’obiettivo di risolvere possibilmente all’origine i conflitti, storicamente infiniti e deleteri, nella storia d’Italia, tra Stato e autonomie locali. Fermo restando che trovo un pizzico ridicola, detto senza offesa, l’obiezione di chi si chiede come faranno consiglieri e sindaci a reggere contestualmente (in ogni caso con un solo stipendio, sia chiaro) i due ruoli. Io ritengo che lo si possa serenamente fare, se abbiamo compreso qual è la funzione del “nuovo” Senato.
Sono infine convinto, mi permetto di dirlo agli amici della “sinistra”, che una campagna giocata sulla “sacralità” del Senato e sul valore “incommensurabile” della libera (si fa per dire) scelta del candidato non avrebbe effetti significativi, oggi, sull’elettorato. E che una sconfitta di Renzi sul tema rappresenterebbe la premessa per una sua successiva vittoria ” debordante”.
Un evento che neppure io auspico, se avete ben compreso il mio pensiero.

Vincenzo Ortolina